Oxford Cardiff, in viaggio verso il Galles e la forza della verde miccia che spinge il fiore

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di FEDERICO PACE

Seduti su di un bus si finisce prima o poi per aprire un libro. Alle volte lo si fa perché non si è paghi di quel mondo reale che scorre al di là del vetro. Altre, perché si cerca invece di trovare un modo per allentare la tensione e assopirsi un poco. Si sfogliano allora alcune pagine, ma subito dopo, per colpa del modo che hanno spesso gli autisti di guidare, o perché si nutre la speranza che gli alberi, i fiumi e le città si stiano aggruppando lì fuori per incuriosirci, torniamo a guardare oltre il confine del vetro. Allora, lì su quella soglia trasparente, è come se subito dopo aver socchiuso il libro, con le parole ancora in mente, si incontrassero e si mettessero in contatto, per un solo istante, quel mondo che a volte facciamo fatica a sopportare e l’universo delle parole che, quando noi non lo scrutiamo, se ne sta inerte nel chiuso delle pagine.

IN LIBRERIA:
—>>>“Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza”, Federico Pace (Einaudi)
—>>>“La libertà viaggia in treno”, Federico Pace (Laterza)

L’autobus della National Express parte dalla Gloucester Green Bus Station di Oxford dieci minuti prima delle dieci per andare verso Cardiff. Verso il Galles che fu di Dylan Thomas. Entra quasi subito nel Wiltshire e arriva a Swindon poco prima delle undici del mattino. Queste sono le zone rurali, verdi e rilassanti, dove è venuto a vivere il poeta caraibico Vidiadhar Surajprasad Naipaul. Ci è arrivato quando il paesaggio era molto diverso e gli aerei neppure volavano qui sopra come ora fanno invece in gran numero. Era il 1950 e veniva dal suo mondo rigoglioso della natura dell’altro mondo per studiare a Oxford e a cercare, non appena compiuti i diciotto anni d’età, un altro mondo negli antri delle pagine del sapere.

Quando nell’estate del 1969, Bill Clinton salì alla stazione di Oxford su di un autobus per Cardiff aveva appena letto una poesia di Dylan Thomas, quella in cui il poeta implora il padre di non andarsene «docile in quella buona notte». Il futuro presidente degli Stati Uniti portava ancora i capelli lunghi ed era appena arrivato a Oxford con una borsa di studio. Fino ad allora, confesserà molto tempo dopo, non aveva ancora avuto la fortuna di poggiare gli occhi su di una rima o un verso. Ebbe la ventura di fare centro al primo colpo. Con sé, su quell’autobus, non aveva nulla. La sua fu una decisione repentina. Un batter d’ala immediato. E non importa se a bordo del National Express non si possono portare più di due valigie da venti chili ciascuna, non importa che ci si possa portare anche un piccolo bagaglio a mano, perché quando si prende una decisione repentina, di solito con sé non si ha nulla. Ma proprio nulla. Perché quando «la forza che nella verde miccia spinge il fiore, spinge i miei verdi anni», non si ha tempo per i pesi superflui.

Il bus arriva a Bristol, alla stazione di Merlborough, poco dopo le dodici e trenta. Qui si scende per una pausa di un’ora e mezzo. Naipaul, è rimasto a lungo da queste parti negli anni della trasformazione del Regno Unito, e ha visto «il tamburo della creazione nella mano destra di dio e la fiamma della distruzione nella sinistra». Ha sempre mantenuto un senso di straniamento. Per un paradosso, tutto tipico di chi si infila a cercare le radici della propria esistenza, ebbe il bisogno di venire in una biblioteca inglese per scoprire l’origine del nome del villaggio caraibico dove aveva vissuto tutta l’infanzia.

Si passa poi sul ponte che sul fiume Severn unisce Bristol a Newport. Il ponte che unisce l’Inghilterra al Galles. Quando Clinton arrivò erano solo tre anni che il ponte era lì. L’inaugurazione avvenne l’8 settembre del 1966. Chi seguì in diretta quel giorno la trasmissione della Bbc poté vedere il procedere lento della berlina nera dove sedeva la regina. Seppure è impossibile immaginare i pensieri di una regnante, tanto meno quando passa per la prima volta, e con estrema lentezza, sul dorso di un’opera di ingegneria, è possibile che per un solo istante anche lei, mentre guardava al di là del finestrino e un’orchestra suonava musiche celebrative, possa avere pensato al poeta gallese che tante volte aveva fatto la strada per andare dalla sua terra fino a Londra alla ricerca di un’occasione.

Quando Bob Dylan arrivò fino a qui, l’undici maggio del 1966, il ponte non c’era ancora. È immaginabile però che il cantautore, che aveva scelto quel cognome d’arte dopo aver letto un libro del poeta gallese sull’autobus che lo portava a New York quando ancora faceva di cognome Zimmermann, non fosse per quel motivo che mostrava tanta irrequietezza e stanchezza. Anche lui andava a Cardiff. Aspettava di imbarcarsi per traversare il fiume e con le mani in tasca, i pantaloni stretti e scuri, la sigaretta e i capelli ricci e ampi come pensieri cupi sopra la testa, è quasi certo che stesse pensando al concerto e ai fischi che la sera prima gli avevano spedito contro gli spettatori senza troppe cerimonie. Tutto quel casino solo perché aveva deciso di suonare la chitarra elettrica.

Da Bristol alla fine il bus parte alle quattordici e venti minuti e supera lentamente il ponte lungo meno di milleseicento metri. Poi si arriva a Newport e alle tre e mezzo del pomeriggio il pullman giunge infine alla stazione di Cardiff. L’obiettivo di Bill Clinton, insieme ai suoi amici, era quello di arrivare fino a Laugharne, lì dove Thomas aveva abitato negli ultimi anni della sua vita. Una volta però arrivati alla stazione dei bus, Clinton e i suoi compagni, in quel viaggio del 1969, si fermarono in un piccolo pub non distante dalla stazione. La televisione trasmetteva un film di Jerry Lewis. Bevvero delle birre e lessero Thomas l’un l’altro. Decisero così che non fosse più necessario arrivare fino alla casa del poeta. Le parole che arrivavano dal mondo custodito nel libro valevano altrettanto, e forse più, di quelle mura.

È in un pub che, nel luglio di trent’anni prima, Dylan Thomas conobbe Caitlin McNamara. Era a Londra. In occasione di uno dei tanti viaggi che il poeta fece dal Galles del Sud fino a Londra. L’avrebbe sposata nell’estate dell’anno dopo. Con lei sarebbe andato a vivere gli ultimi anni della sua vita a Laugharne, lì dove Clinton e i suoi amici non ebbero più la curiosità di andare, in quella Boat House non molto distante da Swansea. Neppure quella fu una decisione ponderata a lungo. «Qualcuno, come me stesso, – scrisse poi Thomas, – venne semplicemente, un giorno, per il giorno, e non è più andato via; è sceso dall’autobus e ha dimenticato di salirci di nuovo».

 

IN LIBRERIA:
—>>>“Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza”, Federico Pace (Einaudi)

—>>>“La libertà viaggia in treno”, Federico Pace (Laterza)

L’EBOOK:
—>>>Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza” da Einaudi
—>>>“La libertà viaggia in treno”, Federico Pace (Laterza)

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NOVITA’:
Il nuovo libro di Federico Pace, “La libertà viaggia in treno” (Laterza), è in libreria a partire da giugno 2016.