Il cammino verso Santiago, l’orizzonte e l’uomo di spalle

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di FEDERICO PACE

Al pari dei materiali magnetici, che attirano a sé piccoli frammenti di ferro, alcune città, certi precipizi sugli oceani, alcune terre aride, riescono più di altre nell’impresa di condurre i passi dei viaggiatori verso di sé. E, se alcuni luoghi possiedono questa proprietà solo in via temporanea, come quei materiali che si magnetizzano e si smagnetizzano con rapida semplicità, ce ne sono altri che non smettono mai di attirare a sé uomini e donne. Da Roncisvalle, dal minuscolo comune della Navarra, prende avvio la strada che conduce fino a Santiago de Compostela. Da lì, fino alla Galizia, ci sono un’infinità passi da fare in un continuo saliscendi lungo oltre ottocento chilometri. Prima di arrivare alla meta che sta deposta in Galizia, a un passo dall’oceano dove la fronte corrugata della penisola iberica si posa per toccare il mare, si passano i ponti dell’arte romanica, le cattedrali gotiche, i monasteri e anche gli ostelli. Se per i fenomeni di magnetismo che interessano alcuni minerali, come il ferro, il cobalto o il manganese, l’interazione con i corpi è ristretta a piccole zone molto vicine a esse, per Santiago de Compostela, il campo magnetico pare avere un’ampiezza quasi infinita.

IN LIBRERIA:
—>>“Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza”, Federico Pace (Einaudi)
—>> “La libertà viaggia in treno”, Federico Pace (Laterza)

Lungo la strada fino a Pamplona, passando per Larrasoaña e Cizur, si va lungo una continua discesa che digrada dai quasi mille metri di Roncisvalle fino alle colline che, nei dintorni di Pamplona stanno sotto i cinquecento metri. Poi si risale e si scende per lunghi tratti. Da Puente la Reina a Estella fino a Logroño sul fiume Ebro, poi Nájera e Tosantos che dista da Roncisvalle più di duecento chilometri. Di quanti vengono qui solo pochi sono quelli che lo compiono tutto a piedi. In alcuni tratti si sale su di un bus o su di un treno. D’altronde la distanza da compiersi ogni giorno, tra una tappa e l’altra è decisiva, per fare in modo di poter arrivare, vivi e vegeti, integri e quasi in forma, laggiù dove sta quel grande attrattore. José Camino Cela, lo scrittore spagnolo premiato poi con il premio Nobel, quando alla fine degli anni Quaranta viaggiò a piedi nella regione di Alcarria, diretto verso altre mete, scrisse che il segreto di chi viaggia a piedi sta tutto nel riuscire a scomporre l’itinerario in una serie di tappe quotidiane che non devono essere né troppo lunghe, né troppo corte. Per lui venti o venticinque chilometri al giorno sono il segreto di una buona marcia. Senza dimenticare che si deve sempre alternare la marcia con la sosta. Ma i propositi, pure se ottimi, stanno sempre lì per essere smentiti. Anche Cela sapeva che «sul terreno, tutti i progetti sono carta straccia e le cose vanno, come sempre, come possono».

Il cammino tocca Burgo, Carrión de los Condes e poi Astorga. In quell’andare verso Santiago, in quelle terre di mezzo, accade pure che la meta si perda di vista come un orizzonte elusivo. Luciano Erba, il poeta milanese, quando si ritrova in quegli «spazi intermedi, su una strada di terra e cespugli, a perdita d’occhio verso i monti» confessa di ritrovarsi «senza traccia di tappa, di sosta, di partenza, di arrivo, non incontro fonti né incroci, né querce in gruppo sull’altopiano». Ed è come se la meta fosse qualcosa di più e di diverso. E la natura, la vita non offrissero che «uno stento girasole selvatico». Nel reportage che Harry Gruyaert, il fotografo belga della Magnum, ha realizzato nel 1998 sulla strada che porta a Compostela, non si vede neppure una delle innumerevoli chiese, parrocchie e monasteri che punteggiano il percorso. Mentre camminava, Gruyaert decise per qualche motivo che non c’era spazio, nel suo sguardo per alcuno di quegli edifici che si trovano a Estella, né per la cattedrale di Santo Domingo de la Calzada, né per la chiesa romanica di Fromista. E non cercò neppure la cattedrale di Astorga o il palazzo episcopale di Gaudì. Né ostelli né ospedali. Solo il paesaggio, la strada, i ragazzi e le ragazze con i cappellini per coprirsi dai raggi del sole e gli zaini rossi a pesare sulle spalle. E poi, una curva con un campo ricoperto di neve e un uomo di spalle ripreso dal basso mentre si perde in una coltre di nebbia.

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Chi studia i fenomeni di magnetismo di materiali, dice che ciascuna sostanza ha una certa attitudine a lasciarsi magnetizzare e che pure questa varia comunque a seconda del campo da cui viene attratta. Verso Santiago non ci va solo chi intende arrivare lì dove si vuole che si trovi il corpo di san Giacomo. Verso Santiago non si va solo procedendo todo recto ma anche oscillando in digressioni continue che portano ora verso derecha ora verso izquierda. Lo scrittore olandese Cees Nooteboom, che ha a lungo attraversato le strade del mondo, e quelle della Spagna in particolare, ha detto di avere sempre sentito verso Santiago una forte attrazione e di avere desiderato di arrivare a quel monastero. Però tutte le volte che ci si provava, le strade pareva si sfilacciassero «come una corda che si laceri». Gli anni sono trascorsi e lui si è sempre più allontanato da quella meta, «sprofondando sempre di più in una Spagna che cambiava e un paesaggio che invece restava uguale». Attratto dalle digressioni, dalle deviazioni, da una piccola chiesa, da un quadro, da un albero, non mantenne mai diritta la bussola del suo cammino. Come se l’ago della calamita, mutasse sempre polo e pietra verso cui dirigersi.

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Nelle tappe successive di cammino si passa per Samos, Sartia, Lugo, Palas de Rei e Ribadiso. Miguel de Unamuno, l’autore e filosofo spagnolo che si provò in quell’impresa ambiziosa di riscrivere il Don Chisciotte di Cervantes, disse nel lontano 1912 che chi vuole conoscere a fondo la Spagna e ritrovare quelle che sono le sue origini è lungo questa strada che deve venire a cercare. Forse, anche se ne è passato di tempo da allora, si riferiva alle persone che vivono, con i loro volti millenari, in quei piccoli paesi che s’incontrano di frequente.

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In alcune foto di Harry Gruyaert, che ha cercato la luce e le sue millimetriche variazioni dalle coste dell’Africa all’India, ci sono pure loro. In una di queste si vede una famiglia di agricoltori nel cortile stretto di una casa a Xian vicino Portomarìn. In un’altra c’è una donna che si ripara dai raggi del sole tenendo in mano un mazzo di verdura fresca appena colta. Solo in una foto si vede una delle opere degli uomini e non i loro passi. In questa immagine si vede la scultura del pellegrino, vicino a Cebreiro, dove un uomo incurvato si poggia sul cayado, il bastone del pellegrino. Fermo, immobilizzato in quel suo passo immoto contro un cielo infinito dove le nuvole si aggruppano in uno spazio privo di sole. A questo punto si è poco distanti dalla meta. Alla fine Nooteboom riuscì a riannodare i fili delle strade e trovare il sentiero verso Santiago. Per lo più quel viaggio avvenne a bordo di una vettura. Ma poco prima di arrivare, quando si ritrovò a qualche chilometro dalla meta, quando la forza d’attrazione si fece più forte, lì dove il numero di pellegrini si ingrossava come una torma, comprese che non poteva fare altro che scendere dalla vettura, uscire dall’ombra degli altri, e compiere l’ultimo tratto di strada a piedi per arrivare lì dove la vera capitale di Spagna sta nel «suo galiziano isolamento».

IN LIBRERIA:
—>>“Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza”, Federico Pace (Einaudi)
—>> “La libertà viaggia in treno”, Federico Pace (Laterza)

GLI EBOOK:
—>>Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza” (Einaudi)
—>>“La libertà viaggia in treno”, Federico Pace (Laterza)

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NOVITA’:
Il nuovo libro di Federico Pace, “La libertà viaggia in treno” (Laterza), è in libreria a partire da mercoledì 8 giugno 2016.