Treni notturni addio, cancellato anche il Treno del Sole

“Ne rimangono solo dieci di treni che proseguono nella loro impresa di attraversare di notte l’Italia intera, di compierla in tutta la sua distanza come un guardiano che veglia le sue pecore o i suoi pochi averi alla sola luce della luna. Dalla Sicilia fino alle Alpi o verso la laguna di quel principio di Oriente che è già Venezia.
Dal dodici dicembre le ferrovie fermeranno anche il Treno del Sole, quello che per andare fino a Torino partiva da Palermo e da Siracusa, lì dove fu a lungo capostazione il padre di Elio Vittorini, Sebastiano, che in una sorta di vertigine letteraria del destino, proprio alla stazione, conobbe Rosa Quasimodo.
Verrà dismesso pure il Trinacria, il treno che partiva da Palermo e Siracusa per andare a Milano. E viene costretto a terminare la sue corse pure la Freccia della Laguna che andava dalle due città siciliane fino a Venezia. Tutti treni questi che hanno segnato i destini di molti italiani che cercavano fortuna lì dove c’era l’industria e il lavoro. Già il lavoro. Anche il lavoro, purtroppo, è stato dismesso.
Il destino dei treni notturni italiani è simile a quello di quasi tutti i convogli notturni d’Europa. Anche in Spagna, un paese per alcuni versi così simile al nostro, succede lo stesso. I treni notturni quasi non ci sono più. Non c’è più neppure il Malaga Madrid, treno che in qualche modo assomiglia ai nostri per quella sua natura di mezzo di trasporto che ha fatto viaggiare per lungo tempo le genti del sud verso il centro dell’economia.
Una volta il viaggio, anche a bordo di questo convoglio, si compiva di notte. Ci si addormentava poco dopo essere partiti e ci si svegliava quando il treno stava per arrivare alla meta. Nel mezzo c’era una notte lenta e leggermente mossa. Gli ulivi e le case bianche sotto il cielo buio, il rumore della ferrovia, l’ondeggiare lento della carrozza. Elementi che si intrufolavano nei sogni esili che prendevano vita nel segreto del sonno. Chimere, desideri, finzioni. Tutto partecipava all’ordito di quello che sarebbe potuto succedere nella capitale.
Lo scrittore spagnolo Antonio Muñoz Molina, originario di un piccolo paesino dell’Andalusia, scrive che in quella terra desertica e chiusa i treni notturni sono «il grande fiume che ci conduceva nel mondo e poi ci riportava a casa, le vie d’acqua che scorrevano nelle tenebre verso il mare o verso le belle città dove ci attendeva una nuova esistenza, più luminosa e autentica, più simile a quella promessa dai libri».
In libreria:
Senza volo, storie e luoghi per viaggiare con lentezza di Federico Pace