In Treno: da Porto a Lisbona



“Quando parti dalla stazione ferroviaria di Campanha di Porto sai che, alla fine, stai per lasciare anche questa volta quella città così insolita. Le sue salite. Le case diroccate. Quel misto di moderno e antichissimo. Il Douro, la sua calma e la sua irruenza inquieta. Sei a bordo di un Alfa Pendular, uno di quei treni ad alta velocità che ti portano verso Lisbona. Sei entrato a passo veloce in quell’edificio privo di ambizioni architettoniche e che forse proprio per questo ti piace e ti dà conforto. Una stazione e basta. Il Portogallo lo hai già visitato infinite volte. Lo ha girato in bus, a piedi e in auto. E quasi sempre hai preferito venire al nord. Dove ti sei fatto prendere dal verde e dall’Oceano. Ti sei fatto catturare dal volo dei gabbiani che gira nel risvolto dell’aria, si fa sospingere verso terra e poi torna verso il largo cuore dell’acqua, mentre l’oceano lambisce la terra.
Hai incontrato anziane signore strette nei loro abiti scuri. Ti sei sporcato le mani mangiando i rissoes. Sei entrato in piccoli musei. Hai perduto le tue guide e i libri su di una panchina. Ma ti sei lasciato andare lo stesso. Hai chiesto a chi incontravi la strada e le storie. Ti sei fermato fuori le chiese. Sotto il sole. Hai aspettato.
Sei sceso sempre da nord verso sud. Da Porto verso Lisbona. Come se il modo migliore per arrivare in quell’esplicita dichiarazione di portoghesità che è Lisbona fosse proprio quello. Andare dal segreto nord verso l’esplicito sud. Solo così sei riuscito ad ascoltare le sue voci aspre e suadenti, trattenere il languore dei volti degli angolani che ti incrociano nel Rossio (piazza Pedro IV), provato a intuire lo stesso spaesamento di Bernardo Soares in Rua dos Duaradores, ti sei fatto stordire dai riflessi e gli incanti della luce e non hai resistito ai richiami di un cane in una viuzza che ti ha guardato e aspettato, anche lui, per una carezza prima che facesse sera.
Così parti al mattino e sono poco più di 300 chilometri. C’è un treno ogni quindici minuti e questo impiega due ore e trenta minuti per unire le due città così diverse e così attraenti. Passi per Vila Nova de Gaia. Un tempo la ferrovia da Lisbona, lo hai letto da qualche parte, si fermava qui. Poi venne l’ambizioso ponte dell’allievo di Eiffel e poté toccare Porto. Poi, dopo una settantina di chilometri arrivi ad Aveiro. Pensi a quei suoi spazi dove la terra e l’acqua si confondono. Ricordi di una sera in cui ti sei fermato a dormire in una locanda. La cena di pesce e la stanza piena di cuscini. Poi Coimbra, Pombal e infine Santarem. Il tempo passa rapido. Come sempre. Ti aggrappi agli interstizi degli istanti. Cerchi un varco per dilatare ancora un poco la bolla del tempo che ti è stato concesso. Ti manca pochissimo per arrivare a Lisbona. E sai già che lì ti fermerai e, come ogni portoghese, ricorderai, ancora, tutto quello che hai vissuto. Fino a che il presente ti apparirà, non come una cosa che sta accadendo proprio ora, ma come il passato di un futuro fuggitivo…”.

IN LIBRERIA:
“Senza volo, storie e luoghi per viaggiare con lentezza” da Einaudi
“Giro in Italia” (Touring Club Italia)

Archivio:
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Trasporti:
Le linee ferroviarie portoghesi CP
Orari:
Partenza da Porto e arrivo a Lisbona Oriente
Il treno:
Le info sull’Alfa Pendular
Fermate intermedie:
Vila Nova de Gaia, Espinho, Aveiro, Coimbra, Pombal, Entroncamento, Santarem

LETTURE E VISIONI:
Il Portogallo negli occhi del fotografo Bruno Barbey
Il libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa
Porto della mia infanzia di Manoel de Oliveira

YouTube:
Teresa Salgueiro dei Madredeus che canta Ainda

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