Berlino: a piedi sull’Unter den Linden

“…Dalla Porta di Brandeburgo ad Alexander Platz. Da Alexander Platz alla Porta di Brandeburgo. Sotto i tigli. Un chilometro e mezzo da fare a piedi. Di mattina e pomeriggio. Quando la luce sorge su Alexander Platz e quando la macchia rossa scompare dietro gli archi verso via 17 giugno, il Tiergarten e il luccicare dell’Elsa dorata. Quando il cielo è grigio, e quando il sole si poggia sul giallo tenero delle foglie dei tigli. Fai su e giù. Oggi vai verso Alexander Platz dove ti aspetta un’amica berlinese. Vai da ovest verso est.
Più di trecento anni fa vennero piantati duemila tigli in questo viale. Questa grande arteria era larga più di sessanta metri e c’erano sei file di alberi. Oggi il giallo dei tigli pare fremere. Le foglie sono animate d’una luce fragile ma persistente. Ti sei messo alle spalle la Porta di Brandeburgo e vedi la gente fare la fila per entrare da Madame Tussauds, un banchetto vende Knusperstangen e Kasebrezel. Sui cartelli che stanno piantati nell’isola centrale, leggi che nel 1936, sotto i nazisocialisti, le piante vennero rimosse in buon numero. Si doveva fare spazio alle marce. Alle bandiere. Al macchinario orribile del consenso e del terrore. Solo nel 1947 i silver linden vennero piantati di nuovo. Ora le macchine corrono ai due lati dell’isola pedonale. Nel cuore verde ci sono le panchine dove la gente si siede a parlare. I chioschi disegnati da Paul Josef Kleihues ispirati ai primi anni ‘20 del Novecento. Ci sono le bici rosse in affitto e i semafori che regolano il traffico cittadino ora caotico.
Cammini un poco di fretta. Arrivi a Bebel Platz. A quest’ora in cui la luce langue dolcemente, una giovane coppia si scambia parole e sguardi a un passo dall’Opera. La piazza è quasi deserta. Avanzi verso il centro. Ed è lì che scopri una cosa che non sapevi. In terra sta una lastra trasparente nel bel mezzo della piazza. Te ne accorgi perché vedi dei ragazzi piegati in terra guardare come fossero dei Narciso che si specchiano nell’acqua. Aspetti che vadano via per capire. E quando ti pieghi anche tu, intravedi, sotto il terreno, una stanza vuota e una biblioteca bianca. Non c’è neppure un libro. Resti turbato. Resti qualche minuto ancora a guardare quella stanza vuota interrata. Quando arrivi all’Alexander Platz, la tua amica ti dice che quello che hai veduto è un’opera d’arte dello scultore israeliano Micha Ullman. Una biblioteca interrata. Un’opera per ricordare l’incendio dei libri che il Furher inscenò qui il 10 maggio del 1933. Pensi alla fragilità delle foglie dei tigli, all’esile esistenza di un libro, alle tante vite perdute. Un vento improvviso le scompiglia i capelli. Allora l’abbracci stretta a te. E, mentre il suo profumo ti carezza la pelle, provi una gioia irresistibile. Per questo pomeriggio, per il suo sorriso, per il giallo dei tigli e per la fortuna di vivere in tempo di pace…”.
IN LIBRERIA:
Senza volo, storie e luoghi per viaggiare con lentezza di Federico Pace
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LETTURE E VISIONI:
Structures of memory di Jennifer A. Jordan
Und grüß mich nicht unter den Linden di Heinrich Heine
Berlino fotografata da Leonard Freed
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Uno sguardo sull’Unter den Linden
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Micha Ullman, La biblioteca interrata